L’ULTIMO ATTO DI DRAGHI: BCE CORRE AI RIPARI

Posted on 16 Settembre 2019

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DRAGHI

Finalmente anche la Bce, tramite Draghi, ha scoperto le carte e ha confermato la politica monetaria che attuerà nei prossimi mesi.

Pare proprio che il congresso direttivo abbia optato per un’ulteriore immissione di liquidità con un nuovo QE (quantitative easing) per far fronte al rallentamento economico generalizzato nell’euro zona.

Nella giornata di giovedì scorso il numero 1 della Bce ha confermato ciò che molti si aspettavano e cioè un ulteriore stimolo economico che andrà a spingere ulteriormente sul taglio dei tassi sui depositi portandolo dal -0.4 al -0.5 punti (taglio di 10 punti base).

Inoltre è stato specificato che lo stimolo del nuovo QE procederà a un ritmo di 20 miliardi di euro mensili a partire dal 1 Novembre.

Il consiglio direttivo si aspetta che tutti i piani che sono stati attuati in ambito espansivo come il QE dureranno fino a quando ci sarà necessità per rafforzare l’impatto accomodante dei tassi ufficiali e che terminerà solo nel momento in cui l’euro zona dimostri un outlook positivo nel tempo, al fine di alzare i tassi di interesse cosa di vitale importanza per la Bce.

Sono poi state introdotte misure di salvaguardia a favore delle banche, per possibili ricadute negative dei tassi ultra bassi sui depositi.

Parte dell’eccesso di liquidità degli istituti verrà infatti esentato da questi tassi negativi.

Lo stesso Draghi ha affermato che la decisione presa giovedì scorso in unanimità con il consiglio direttivo riflette un’inflazione che continua essere con obiettivo sotto al 2%, specificando che le informazioni in arrivo indicano debolezza dell’economia dell’eurozona più protratta con possibili rischi a ribasso e un’inflazione debole.

LAGARDE

Così Draghi si avvicina alla conclusione del mandato rilanciando ancora una volta un QE che verrà poi gestito da Christine Lagarde che vorrei ricordare prenderà il posto del N1 della Bce con il mandato di novembre.

La vedremo in questa nuova veste in cui sarà interessante monitorare come si comporterà con gli imminenti macro-eventi in vista, anche a ridosso delle elezioni Usa che potrebbero rimettere gli equilibri in gioco.

Ora vorrei ricordare che il piano espansivo della banca centrale europea iniziato con il mandato di Draghi dura da 8 anni e che una continua immissione di liquidità potrebbe non essere la rotta giusta da intraprendere, considerando che a distanza di diversi anni la situazione della zona euro non è delle più ottimistiche.  

Le banche centrali continuano a rassicurare il sistema economico dichiarando che le misure per difenderci da un possibile reset del sistema bancario (come avvenuto nel 2008) ci sono, anche se sorge spontanea una domanda: considerando l’andamento economico globale ma soprattutto quello dell’euro zona, la Bce quante cartucce ha ancora in canna?

Inoltre c’è da dire che a differenza degli Usa dove in caso di crisi c’è uno spazio di manovra più ampio, nell’euro zona invece le cose non stanno proprio così e questo campanello d’allarme potrebbe far pensare che una nuova recessione è ormai alle porte anche se gli indici azionari dicono tutt’altro, segno che oramai non c’è più molta correlazione con l’economia reale.

TRUMP VS FED

La reazione del presidente Usa alle mosse della Bce non si è fatta attendere.

Trump ha reagito subito con uno dei suoi Tweet dopo il rilascio della decisone di politica monetaria dell’euro zona dimostrando la sua invidia nei confronti delle politiche della Bce accusando invece la Fed di essere troppo poco reattiva ai bisogni del paese.

Nel suo tweet Trump ha affermato “La banca centrale europea, agendo rapidamente, taglia i tassi di 10 punti base.

Stanno tentando, con successo, di svalutare l’euro contro il dollaro molto forte, danneggiando l’export Usa. La Fed invece sta seduta. Loro sono pagati per prestare denaro, mentre noi stiamo pagando gli interessi.”

Gli attacchi sono continuati nei giorni successivi dove il presidente Usa ha ribadito la sua posizione ancora una volta affermando “La Federal Reserve dovrebbe abbassare i nostri tassi di interesse a zero o anche a meno.

Poi dovrebbe iniziare a rifinanziare il nostro debito”, ha twittato il Presidente, aggiungendo “la spesa per interessi potrebbe essere abbassata allo stesso tempo allungando in modo considerevole la scadenza dei bond.

Abbiamo una grande moneta, il potere, e un bilancio…”

Detto questo Trump sembra proprio non voler mollare la presa, continuando verso una sua idea di politica monetaria che mira più di tutti a un aumento del valore del comparto azionario americano.

Questo perché arrivare alle prossime elezioni con una crisi in atto non sarebbe ben visto dai propri elettori e potrebbe mettere a rischio la sua possibile riconferma come presidente degli Usa.

MEETING FED

Tutto questo sta succedendo proprio a ridosso del prossimo meeting della Fed, che vorrei ricordare si terrà mercoledì 18 settembre, in cui le previsioni indicano un possibile calo stimato di 0.25 punti base con l’80% di possibilità, mentre il mantenimento dei tassi invariato si attesta solo al 20%, segno che la Fed potrebbe veramente aver deciso di cedere alle politiche del presidente Usa anche se gli ultimi dati non sono poi stati così negativi da indurre un calo sui tassi.

Nella precedente riunione avvenuta il 31 luglio Powell aveva dichiarato che il taglio di 0.25 punti che era appena avvenuto non pronosticava un piano di politica espansiva come si pensava, facendo virare i mercati immediatamente spingendo nel Forex il biglietto verde a rialzo e il comparto azionario a ribasso.

Detto ciò se Powell dovesse abbassare ancora una volta i tassi sarebbe la riconferma che il N1 della Fed ha ceduto completamente alle direttive di Trump, anche se di fatto non può dichiararlo proprio per il ruolo istituzionale che deve avere la Federal Reserve.

Ora andiamo ad analizzare le possibili coppie interessanti in vista degli eventi di questa settimana, per poterci mettere in condizione di vantaggio statistico cavalcando il trend che si potrebbe creare al rilascio dei dati di macroeconomia.

EUR/USD

Nella precedente analisi vi avevo lasciato su questo cross la possibilità di un deprezzamento dell’euro fino ai livelli indicati come aree di possibile supporto, dove il prezzo avrebbe potuto appoggiarsi prima di un eventuale impulso.

Da come si può vedere il prezzo si è comportato esattamente come pronosticato dandoci la possibilità, grazie ai livelli chiave volumetrici, di capire le aree in qui gli istituzionali sarebbero andati a difendere le loro posizioni e mettendoci in condizione di vantaggio al fine di accodarci ai big player.

Ora che i dati sull’euro sono stati rilasciati, gli occhi ricadono sul meeting di mercoledì in cui la Fed deciderà come detto prima il relativo tasso di interesse e la futura politica monetaria.

Tutto questo potrebbe far modificare anche pesantemente il cambio euro/dollaro, facendo ripartire il cross in un rally a rialzo, nel caso in cui la Fed dovesse tagliare i tassi sbilanciandosi affermando magari una possibile politica espansiva anche in zona Usa.

In attesa dei dati di mercoledì il cambio potrebbe congestionare nell’area di resistenza volumetrica in cui si trova ora per poi ripartire a rialzo fino in area 1.1120 rompendo i livelli superiori e creando un bel movimento a rialzo che potrebbe spingersi fino a 1.1200.

NZD/JPY

draghi

Questo cross potrebbe avere un profilo più conservativo rispetto agli aumenti di volatilità di questa settimana e quindi una gestione del trade meno impegnativa.

In questo caso da come vediamo nel grafico giornaliero siamo a ridosso di una importante resistenza che potrebbe fare respirare il rally in atto per un eventuale correzione prima di proseguire il trend rialzista.

Da come si può notare le candele giornaliere si sono fatte sempre più indecise segno che il cross si potrebbe essere indebolito, almeno nel breve termine, dando una possibilità di entrata più conservativa usando come protezione l’area attuale di resistenza.

Sul grafico su H4 si nota una prima parte di impulso correttivo che potrebbe andare a ritestare la resistenza giornaliera per poi continuare la correzione.

In questa fase è bene ricordare che è sempre consigliabile cercare un pattern di ingresso prima di eventuali entrate a mercato.

CONCLUSIONI

Si potrebbe quindi utilizzare un pattern come la Marsigliese che si presta molto bene a questi cambi di tendenza oppure a eventuali engulfing o altri pattern che lo stesso Paolo Serafini ha teorizzato, al fine di avere un miglior vantaggio statistico per la riuscita del trade.

Ricordo a tutti di prestare massima attenzione alla giornata di mercoledì che potrebbe far aumentare la volatilità spazzando via parecchie posizioni di trader retail.

Essenziale in questi casi l’uso dei volumi.

Ora vi lascio e vi auguro buon trading.

 

Michele Cervellin

 

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